9 maggio 2013 - APPUNTI, Filosofiamo    No Comments

Libertà e Giustizia in Platone

 Quale libertà per Platone?

Secondo la tradizione greca l’uomo era soggetto alla volontà degli Dei e al destino. Contrariamente Platone sostenne che l’uomo era libero di scegliere se essere giusto o meno. Infatti l’idea platonica di libertà era fondata non sulla volontà ma sulla conoscenza del bene e del male.

“La responsabilità è di chi sceglie; la divinità è senza colpa.” (Repubblica X 617e)

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Lo studio della comunicazione in ambito psicologico: il contributo di Paul Watzlawick

APPUNTI DALLE LEZIONI DELLA PROF.SSA ELENA PROFETI

Lo studio della comunicazione in ambito psicologico: il contributo di Paul Watzlawick

  Premessa

 Lo studio della comunicazione umana si articola in tre settori di indagine:

  1. quello della sintassi, che si occupa dei rapporti formali dei segni tra loro, dell’ordinamento delle parole, del loro accordo e collegamento nella proposizione e nel periodo, senza riferimento al contenuto significativo;
  2. quello della semantica, che studia i significati delle parole nella loro evoluzione storica, occupandosi in particolare delle relazioni dei segni con ciò che designano;
  3. quello della pragmatica, che prende in esame gli effetti della comunicazione sui parlanti, quindi l’influenza che questa esercita sul loro comportamento. 

 

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Chiariamo il ruolo delle emozioni.

Cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono reazioni psicologiche e fisiologiche, con cui ognuno risponde alle situazioni in cui si viene a trovare, ma anche alle proprie elaborazioni mentali cioè ai propri pensieri.  Si ritiene che la principale funzione delle emozioni sia stata in origine quella di permettere all’individuo una risposta immediata per garantire la propria sopravvivenza e per attivare comportamenti complessi finalizzati a svolgere funzioni vitali, quali la difesa, il procurarsi il cibo, il sesso, ecc… (funzione motivazionale). Le emozioni, perlomeno quelle innate,  sono quindi, in un certo senso, automatiche. Essendo reazioni immediate, il processo cognitivo è ridotto al minimo, infatti si parla di pensieri automatici, così come l’elaborazione razionale. Però emozione e processo cognitivo interagiscono egualmente in modo potente ed intenso, specie nelle emozioni complesse, e sono alla base di processi come l’empatia e la motivazione (v. Goleman e l’intelligenza emotiva).

Le emozioni servono inoltre per  comunicare  agli altri il proprio stato d’animo. Le espressioni del viso ne sono l’esempio più evidente. Molte espressioni mimiche sono geneticamente determinate. Infatti esperimenti condotti con etnie delle parti più diverse del globo hanno dimostrato una sostanziale identità nel modo di esprimere le emozioni con la mimica, in tutta l’umanità (Ekman).

Verso la fine degli anni ’60 Paul Ekman si recò presso una popolazione sperduta della Nuova Guinea, i Fore, raccontò ad alcuni personaggi alcune storie legate a emozioni particolari, mostrò delle foto di individui americani e chiese ai soggetti di indicare l’immagine che associavano alla storia. Poi tornò in America e fece lo stesso con alcuni soggetti americani cui però mostrò immagini di volti dei Fore. Indovinate cosa successe. Le stesse storie venivano associate a visi che esprimevano la stessa emozione.

Conclusione: le emozioni, quelle fondamentali, sono indipendenti dalla cultura, sono innate o così antiche da discendere dai nostri progenitori comuni. D’altronde, come è stato osservato, anche i neonati o i bimbi non vedenti dalla nascita, mostrano espressioni tipiche riconducibili a queste emozioni.

Le emozioni quindi rappresentano la nostra risposta psicologica più antica, potente ed efficace, alle situazioni che si presentano nella vita di ogni giorno, ed ai nostri pensieri.

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15 febbraio 2013 - APPUNTI, Filosofiamo    No Comments

Facciamo amicizia con Hegel

Facciamo amicizia con Hegel

 

Per Hegel l’Assoluto, ovvero l’Idea, è Realtà razionale che si realizza in modo dinamico secondo un articolato processo di sviluppo.  Cosa vuol dire tutto ciò?

Hegel parte per un viaggio che lo conduce dall’analisi dei fenomeni che ci circondano alla verità. Ma, per capirlo, dobbiamo tornare a Kant, il grande esaminatore. Per Kant l’uomo ha di fronte due grandi incognite:

– il mondo esterno, di cui vediamo gli effetti, ma non ne conosciamo le cause;

– l’Io umano, che noi inseguiamo continuamente con i nostri pensieri e con le nostre percezioni, che però non riusciamo mai a cogliere pienamente.

Questo, secondo Hegel, fa naufragare le teorie di Kant, perché non ci aiuta a capire la verità. Infatti, nella “Critica della Ragion Pura”, Kant usa una bellissima immagine per distinguere la verità dall’apparenza e precisamente l’immagine di un’isola dai confini mutabili, che ha come terreno solido l’esperienza, ossia il rapporto che c’è tra il nostro intelletto ed i nostri sensi. Intorno a quest’isola, però, c’è un mare freddo e tempestoso; chi ci si avventura non può che naufragare (il mare rappresenta la “cosa in sé”). Hegel invece prova a viaggiare proprio lì, in quel mare freddo e tempestoso, tra le apparenze ed i fenomeni, senza fare naufragio, per arrivare finalmente alla terra della verità. Hegel è dunque un esploratore filosofico.

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