Il concetto di realtà o sostanza in Cartesio

Il concetto di realtà o sostanza in Cartesio

 Il presupposto su cui poggia l’intera filosofia di Cartesio

Abbiamo visto che Cartesio è fermamente convinto dell’obbligatorietà di un metodo rigoroso, pari a quello della matematica, da impiegare nell’indagine della speculazione filosofica, valevole non solo per la conoscenza (cioè il piano teoretico della ricerca), ma anche per l’azione (ossia per l’ambito della morale). Tuttavia il presupposto filosofico, che sostiene in ogni caso l’intera impresa speculativa di Cartesio, non è semplicemente quello della ricerca di un metodo di indagine valido e nemmeno la tanto enfatizzata importanza che egli attribuisce alla necessità di ricorrere ad un dubbio metodico iperbolico, ovvero assoluto. Di fatto Cartesio muove da un presupposto filosofico incontrovertibile: per lui è importante, prima di ogni cosa, individuare che cosa è la “realtà”, intesa non semplicemente come realtà dei fenomeni che ci appaiono (la cosiddetta realtà fisica), bensì quella realtà non condizionata da nulla (metafisica dunque) o sostanza veramente reale (in verità originaria e quindi indubitabile), da cui hanno origine tutte le cose, compresa quella realtà fisica che noi vediamo e di cui facciamo continua esperienza.

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Panoramica della Riflessione Pedagogica dal Novecento ai giorni nostri.

 

PANORAMICA DELLA RIFLESSIONE PEDAGOGICA DAL NOVECENTO AI GIORNI NOSTRI

L’esperienza delle “Scuole Nuove” e la teorizzazione dell’attivismo

LE SCUOLE NUOVE E L’EDUCAZIONE ATTIVA DEL ‘900:

Il carattere comune di queste scuole risiede nel richiamo all’attività del fanciullo. Il fanciullo è spontaneamente attivo e per questo necessita di essere liberato dai vincoli dell’educazione familiare e scolastica, il che gli permette di manifestare liberamente le sue inclinazioni primarie. Su questa base anche la vita stessa della scuola deve mutare completamente, prevedendo attività non esclusivamente intellettuali, ma soprattutto di intervento e di modificazione delle cose a diretto contatto con l’ambiente naturale, rispettando così la natura globale del fanciullo, che non tende mai a separare conoscenza e azione. Però, accanto al movimento operativo delle scuole nuove si sviluppa, in stretta correlazione dialettica con esso ed in una prospettiva di costituzione di un progetto unitario dell’educazione attiva, un’intensa varietà di iniziative di teorizzazione pedagogica, al fine di reperire i fondamenti scientifici e gli obiettivi educativi di base, in opposizione alla scuola ed alla pedagogia tradizionali, incapaci di comprendere non solo la natura attiva del bambino, ma anche la natura dell’insegnamento come complementare all’esperienza dell’allievo e non ad esso contrapposta. La pedagogia attivistica pone al centro della propria ricerca teorica e del proprio agire educativo il puerocentrismo, con l’attivo protagonismo del fanciullo, collegato ad una concezione pratica e motivazionalmente orientata dell’apprendimento, mediante la centralità affidata al gioco ed al lavoro nella stimolazione dell’interesse e dei bisogni emotivi, pratici e cognitivi dei bambini che apprendono operando direttamente. 

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16 febbraio 2016 - APPUNTI, Filosofiamo    No Comments

Come è fatto l’Assoluto e chi lo può esprimere per Schelling?

Come è fatto l’Assoluto e chi lo può esprimere per Schelling?

(Nodi concettuali)

Abbiamo visto che è grazie a Fichte che viene fondato l’Idealismo trascendentale. Egli, nei “Fondamenti della dottrina della scienza”, aveva presentato il suo sistema dell’idealismo, che era al contempo morale e conoscitivo. Se Schelling inizialmente sostiene la filosofia di Fichte, ben presto perverrà a caratterizzare la differenza del proprio pensiero rispetto all’Idealismo dello stesso Fichte. Questa differenza si mostra pienamente allorchè Schelling nel 1800 pubblica la sua opera fondamentale, nella quale egli spiega che cosa intende per “ “Sistema dell’Idealismo trascendentale”, delineando un sistema filosofico molto diverso rispetto a quello di Fichte e chiarendone gli assunti filosofici su cui si fonda. Da tutto ciò emerge con chiarezza l’attenzione di Schelling su temi, che erano risultati invece secondari in Fichte, ma rivelatori con Schelling di una nuova e diversa “concezione dell’Assoluto”.

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